Quattro chiacchiere con.....Antonio Castrignanò

 

Antonio Castrignanò musicista e protagonista della musica tradizionale salentina è, senza dubbio, il personaggio simbolo de “La Notte della Taranta”. Ha lavorato con artisti come Stewart Copeland, Giuliano Sangiorgi e i Negramaro, Mauro Pagani, Goran Bregovic e tanti altri validi musicisti.

Compositore della colonna sonora del film “Nuovomondo”di Crialese, Leone d’argento a Venezia nel 2006 e candidato ai Nastri d’argento e Ciak d’oro 2007.

Lo incontro la sera del 10 agosto prima di uno dei suoi tantissimi concerti tenuti nel Salento. Mi colpisce la sua  carica e la sua energia con le quali riesce a riunire migliaia di persone, tutte contagiate dal ritmo incalzante e coinvolgente della “pizzica”e dalla sua capacità comunicativa.

 

Antonio Castrignanò, musicista, tamburellista, cantante e showman in tutte le serate estive salentine, come fai a riunire così tanta gente?

Lo scopo principale è riuscire a trasmettere alla gente quello che provo in prima persona.... se poi il pubblico di fronte apprezza, mi rende felice.

Sostanzialmente sono sempre alla ricerca di un linguaggio che mi appartenga e che possa aiutarmi a comunicare in maniera più efficace le mie le emozioni, le mie vibrazioni   attraverso la musica. E quando devo scegliere una canzone da incidere o eseguire nei concerti è proprio quello che cerco; qualcosa che arrivi al cuore delle persone facendole partecipare perché emotivamente coinvolte.

Ho notato che ai concerti ti diverti tantissimo e si vede, ma la cosa che mi ha colpito molto è la tua grinta, la tua carica…non ti fermi mai. Un’ora e mezzo di concerto, passando da un tamburello all’altro, senza un attimo di tregua.

Non riuscirei a fermarmi, anche se lo volessi. C’è chi suggerisce di risparmiare un po’ di energie…. forse ha ragione, ma non so ancora come fare. Arriverà il tempo! Per ora è la musica a comandare.

In  alcuni concerti  in cui ho avuto il piacere di ascoltarti, ti ho sentito sempre ringraziare o nominare Uccio Aloisi. Che ruolo ha avuto nella tua formazione musicale?

E’ stato un perso naggio importante non solo per me ma per la musica salentina in genere. Io ho avuto la fortuna di vivere alcune esperienze insieme lui. Molti anni fa, circa venti, esisteva  ancora questo gruppo di vecchietti, “Li Ucci” formato da Uccio Aloisi e da altri anziani cantori e musicisti (Uccio Bandello, Uccio Casarano, ecc) che in varie occasioni portavano in giro le canzoni più belle della nostra musica. Con il mio gruppo Aramirè, che era anche una casa editrice, facevamo delle ricerche accostandoci in maniera  molto naturale a queste persone; andavamo in casa loro,  in campagna, e ci raccontavano delle storie legate alla loro vita. Una ricerca istintiva, anche senza un metodo scientifico; così vivevamo alcuni aspetti della quotidianità con persone piene di ricchezza umana, di saggezza e di grande capacità comunicativa che mi hanno dato tanto. Alcune di queste persone ho la fortuna di frequentarle  ancora.

Quindi continui ancora ad assimilare, a “studiare” la storia della musica popolare attraverso un contatto diretto con la gente depositaria e interprete di un’antica tradizione musicale?

Certo, non sicuramente in maniera metodica. Non come farebbe un etnomusicologo, insomma. Avendo degli amici anziani, gli  dedico del tempo.

Nei tuoi concerti, ti ho seguito in diverse serate in giro per il Salento, ho visto che hai fatto un accostamento che potrebbe sembrare “azzardato”ai “puristi” della nostra musica: musica orientale e salentina e, devo dire, che è abbastanza suggestivo il risultato, un’ atmosfera molto coinvolgente che attrae anche chi, come me, non si era mai avvicinata a questo tipo di musica.

Quello che volevo: coinvolgere anche persone che si tenevano lontane da questa musica, non per snobismo, ma solo perché non trovavano qualcosa che le emozionasse. Nel mio ultimo progetto discografico Fomenta (ponderosa 2014), si racconta un Salento che vive, cambia e sopravvive attraverso l’incontro con una tradizione musicale importante, quella Turca e mediorientale. La ricerca di un suono attuale credo che sia la strada da percorrere per far arrivare tra i giovani  la musica di tradizione e colmare la frattura che c’è con le nuove generazioni. Alimentare il repertorio con testi e nuove storie è un altro passo obbligato. L’importante è conservarle l’identità, l’autenticità e la dignità che merita. Cerco comunque di trovare sempre un linguaggio sonoro che mi faccia stare bene, sorridere, viaggiare con il corpo e la mente e incontrare quell’attimo di emozione forte.

Un’ultima domanda: Cosa ha significato per te salire sul palco della Notte della Taranta?

Dal punto di vista professionale tanto. Perché significa condividere e scambiarsi competenze che la tradizione orale, nei suoi ambienti di “bottega”, non ti può dare. Lì trovi l’essenza, la forza, il nettare, ma i modi e la professionalità per comunicarla si costruisce anche con l’esperienza sui palchi. Lo spettacolo è altra cosa. In questo, la Notte della Taranta, è un “laboratorio” importantissimo. Mi ha dato la possibilità negli anni di confrontarmi con grandi musicisti della scena mondiale. Niente di più produttivo e stimolante.

 

Quattro chiacchiere con.....Roberto Vecchioni

Introduco questa chiacchierata con una bellissima e significativa frase tratta dalla canzone “Chiamami ancora Amore” di Roberto Vecchioni
“…In questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo…”

Roberto Vecchioni, un grande della musica, uno che ha vinto tutti i premi più importanti della musica leggera italiana: il Premio Tenco, il Festivalbar e poi  il Festival di Sanremo e ancora il Premio Mia Martini della critica nel 2011. È considerato fra i cantautori italiani più importanti. Ospite a Melpignano nel concerto de “La Notte della Taranta” , ci racconta qualcosa di sé e sottolinea il suo amore per il Salento.

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L’anno scorso a Otranto ho assistito  a un suo concerto e osservavo, ragazzini e  persone  adulte cantare con lo stesso entusiasmo le sue canzoni. Come riesce ad   abbracciare i gusti di generazioni così lontane?
Le leggi del sentimento sono sempre uguali e non variano da persona a persona, e  nemmeno in base all’età. Quando si parla di amore, un ragazzo come una persona  più avanti con gli anni, si emozionano allo stesso modo, sempre che si tratti di  sentimento sincero.
Lei ha partecipato al Festival di Sanremo nel 1968 e poi lo ha vinto nel 2011, come  ha vissuto questa vittoria?
La vittoria a Sanremo è stata una vittoria corale, una gioia da condividere con le persone che mi hanno televotato e  che sono state tantissime. E’ stata un’emozione indescrivibile.
Vorrei sapere come lei ha unito la conoscenza del mondo classico, l’amore per la letteratura e la passione per la musica?
Sono riuscito ad unire la passione per questi tre mondi innamorandomi di ciò che  studiavo ed unendo alla storia del passato un forte grido di speranza e di riscatto  che non moriranno mai. Non a caso credo di aver vinto Sanremo con “Chiamami  ancora amore” che può essere considerata sicuramente la continuazione di “Sogna, ragazzo sogna”, di quell’umanità che auspica una speranza per un mondo migliore, che sposta “i fiumi con il pensiero” e che sa “parlare con il cielo”.
In tanti anni di carriera ha realizzato sicuramente tanto, cosa non rifarebbe e cosa invece, che non ha ancora fatto, vorrebbe fare?
Sono soddisfatto di quello che ho realizzato e non rinnego nulla di ciò che ho fatto, ma i progetti che devo ancora  realizzare sia musicalmente che letterariamente, saranno sicuramente i più belli.
Nello scrigno dei suoi ricordi, delle sue emozioni, quali parole tra le sue poesie evocano ancora  un grande significato per lei?
Preferisco che rimangano custodite nello scrigno “segreto” dei miei ricordi.
Che cosa significa per lei salire sul palco della Notte della Taranta e quali emozioni, oltre a questa notte un po’ particolare, le regala il Salento?
Sono veramente onorato di aver  partecipato a “La Notte della  Taranta”,   una manifestazione che ho seguito sempre con  molto interesse, perché non è solo   musica,  la canzone popolare esprime la lotta di un popolo, lo straordinario amore per la propria terra. E’ meraviglioso.
Cosa mi regala il Salento? E’ una terra che amo. Adoro la musica, il cibo, le consuetudini, la gente, il suo silenzio. A volte, al di là degli impegni professionali,  vengo  qui a rifugiarmi   come un turista qualunque.

(© Alessia S. Lorenzi  Riproduzione riservata)